IL MESTIERACCIO

È il mestiere più bello del mondo, quello del giornalista, ma secondo l’autore – con l’esperienza di 50 anni da cronista di strada – alla fine è un “mestieraccio”, anche se poi non lo si cambierebbe per tutto l’oro del mondo. Franco Calabrò, giornalista di lungo corso – spulciando dai suoi preziosi e riservatissimi taccuini – traccia un affresco quanto mai suggestivo e affascinante del mestiere. Dagli scoop al lavoro di desk, dagli incontri agli scontri con persone, personaggi e luoghi che hanno lasciato il segno. Ne esce fuori un racconto palpitante e senza dubbio coinvolgente su com’è cambiato il lavoro di giornalista e quanto sia difficile, oggi più di ieri, fare questa professione che richiede ancora passione, dedizione e tanti sacrifici. È una galleria di giovani giornalisti che hanno saputo conquistare le vette della professione, con posizioni di alto prestigio, ma è anche la storia di tantissimi altri che, nel corso degli anni, hanno continuato con convinzione e determinazione, senza clamori o scoop, a fare onestamente e degnamente il mestiere di comunicare ai lettori, gli unici loro veri padroni. In 50 anni di “mestieraccio” Franco Calabrò ha incontrato grandi personaggi: politici e manager, mafiosi e capibastone, vittime e carnefici, legati alla cronaca e diventati, in un modo o nell’altro personaggi. Che la penna di Calabrò ci riporta all’attenzione, con vividezza e meticolosità e la pignoleria del vecchio cronista che consumava le scarpe. Un libro gradevole, lo specchio di dieci lustri della nostra storia recente, che farà piacere ripercorrere e riscoprire. 

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50 ANNI DI VITA DA CRONISTA, DAL PIOMBO ALL’IPAD

Franco Calabrò

Se questo libro ha visto la luce lo si deve a un collega, un amico, un editore di successo, Santo Strati, che è riuscito a mettere ordine nella mia vita disordinata, tra le migliaia di articoli, foto, appunti, di cinquant’anni di lavoro, passando da un giornale all’altro, tra esperienze esaltanti e altre meno. Non è un libro di memorie, chi mi conosce sa quanto sia superstizioso (colpa delle mamma napoletana) e non ami questo genere di letteratura commemorativa.  Strati ha raccolto, come foglie portate dal vento, scritti che ci riportano al passato, figure e, dico io, anche figuri che hanno incrociato la mia strada in cinquant’anni ininterrotti d’attività, passando dallo sport alla cronaca, dalle scrivanie di comando alla trincea delle guerre di mafia, dei morti eccellenti, dei grandi processi.
Quello che troveranno, coloro che avranno l’amabilità di sfogliare le pagine de Il mestieraccio, è solo una parte della produzione di un cronista che ha attraversato gli ultimi dieci lustri e, senza accorgesene, ha contribuito a farne la storia. Un libro che arriva nel momento peggiore per la nostra categoria, quando è alle porte anche quell’autentica rivoluzione che è la riforma dell’Ordine, sulla quale si fondano le speranze di chi chiede un modo veramente moderno di governare una istituzione della quale, da più parti, si chiede l’abolizione. Il sindacato fa quello che può, la crisi globale ha portato alla chiusura di tante testate, ondate di disoccupati, la cassa integrazione incubo per centinaia di giornalisti, poligrafici, personale amministrativo, le redazioni spopolate, prodotti sempre più “magri” e la fattura affidata spesso a collaboratori mal pagati e professionalmente non sempre adeguati.
C’è chi nel mestiere del giornalista ci crede ancora, come continuo a crederci io. Ricomincerei da capo, se potessi.  

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Francesco Calabrò, detto Franco, è nato a Rieti dove la famiglia viveva ma ha svolto la sua attività, sin dai tempi dell’università, tra Messina e Reggio Calabria. Iscritto all’Ordine dei giornalisti dal 1967, ha fatto la trafila da pubblicista a praticante, diventando professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l’ha conclusa alla Gazzetta del Sud dove è rimasto per quasi diciotto anni dividendosi tra la redazione di Reggio e quella centrale dove è stato responsabile delle pagine regionali, Le altre tappe della carriera, Corriere Mercantile di Genova, Giornale di Calabria, Oggisud, agenzia Ansa. Tra le collaborazioni più importanti, quelle con Il Giorno e i settimanali Oggi e Panorama oltre che con programmi televisivi quali Linea Diretta e Telefono Giallo. Ha diretto l’emittente privata Telejonica di Brancaleone ed è stato fondatore e per anni direttore di Radio Touring 104. Ha tenuto lezioni al master di giornalismo della Luiss. Negli ultimi anni ha lavorato all’Ordine Nazionale dei Giornalisti, prima quale commissario d’esami, poi consulente della presidenza, coordinatore dei corsi di Fiuggi per i praticanti, presidente della commissione esteri. Sposato, ha due figli e tre nipoti.